L’inflazione americana mette le ali all’euro che tenta di abbattere le prime resistenze tecniche importanti. Il raffreddamento superiore alle attese nei prezzi al consumo permette alle borse americane di trovare nuovi massimi su attese di taglio nei tassi di interesse anticipate rispetto ai tempi previsti.
Una settimana poco ricca di indicazioni macroeconomiche aspettando i dati sull’inflazione americana. Il mercato si assesta sull’idea che i tassi verranno tagliati da settembre in avanti da parte della FED. La parziale asincronia con la zona Euro, dove il costo del denaro dovrebbe cominciare a ridursi da giugno, ha favorito un rientro di EurUsd verso la parte centrale di un trading range comunque ancora solido.
La FED lascia come da previsione i tassi invariati al 5,5% rallentando al contempo la velocità di riduzione del bilancio della banca centrale. Economia che continua a viaggiare a pieni regimi in abbinata a una bassa disoccupazione e questo non permette all’inflazione di scendere come previsto costringendo la FED a mantenere una politica monetaria restrittiva. Il dollaro si mantiene forte ma non sfonda contro euro che guadagna qualche posizione
Se l’America rallenta l’Europa potrebbe raccogliere il testimone. Questo sembra suggerire l’analisi di un EurUsd che ancora una volta si allontana dai supporti che contano alimentando attese di una riduzione dei differenziali di crescita tra USA ed Eurolandia. Giugno continua a rimanere il mese nel quale gli analisti si aspettano che la BCE scoprirà le carte.
Vanno in direzioni opposte le politiche monetarie di FED e BCE. Powell si mostra più falco di Lagarde e questo spinge tassi USA e biglietto verde a sua volta favorito da un clima geopolitico sempre più teso. Il differenziale di crescita e inflazione attesa tra America e Europa si amplia alimentando flussi a favore di asset americani che però dovranno fare i conto con questi tassi probabilmente per tutto il 2024.
Settimana ricca di eventi quella appena conclusa con la pubblicazione del dato di inflazione americano e la riunione della BCE. Nulla di fatto da Francoforte ma apertura sul taglio dei tassi, mentre l’inflazione americana continua a salire. Soprattutto il dato core ha preoccupato i mercati azionari e obbligazionari. Bene il dollaro anche sull’onda dei venti di guerra.
Powell fa il pompiere e invita alla prudenza sul taglio dei tassi. L’economia continua a sfornare dati incoraggianti anche sul fronte dell’occupazione e così le borse stoppano i loro rialzi mentre i rendimenti sui bond risalgono. Il dollaro tenta l’assalto ad un euro dove l’inflazione è sempre più in contrazione, ma senza successo. I supporti di EurUsd per il momento reggono.
In una settimana avara di dati Powell ha smussato i toni da colomba emersi nell’ultimo Fomc indicando che se l’inflazione non scenderà i tassi rimarranno alti più a lungo. Confermato dal Presidente della FED che difficilmente si ritornerà a vedere tassi di interesse come quelli pre-pandemia. Il dollaro ne ha approfittato per ritentare l’assalto ai supporti di 1,08.
Non sembrano esserci grandi problemi nella gestione dell’inflazione secondo la FED, pur in un contesto di crescita economica rivista al rialzo che promette ancora pressioni dal lato della domanda. Non occorre tirare ulteriormente il freno secondo Powell, con i Dot Plots che indicano in tre il numero di taglio nei tassi per l’anno in corso. Dollaro che tiene le posizioni confermando la valenza dei supporti di area 1,08 contro euro ma al tempo stesso le difficoltà per l’euro a salire oltre.
L’inflazione americana rimane saldamente in zona 3% mostrando addirittura un rialzo a febbraio. Mercati comunque convinti che nel 2024 i tagli saranno tre anche se molto dipenderà dal mercato del lavoro con le elezioni di novembre che potrebbero portare ad una certa neutralità Powell. In Europa prosegue la striscia di dati negativi ma l’euro si mantiene saldamente sopra i supporti.